Il Santuario di Maria Santissima del Principio, oggi cappella cimiteriale, è tra le più importanti testimonianze storiche e religiose di Lavello. Fondato nel X secolo, presenta una pianta a tre navate suddivise in campate, con area absidale rialzata e coperta a crociera. L’architettura, semplice ma solenne, è impreziosita da affreschi realizzati tra il XVI e il XVII secolo, attribuiti in parte a Giovanni Todisco. Tra le opere spicca la celebre “Madonna con Bambino” (1554), situata sulla parete frontale della navata centrale. L’affresco raffigura la Madonna seduta con il capo avvolto da un manto azzurro stellato. Tiene in grembo il Bambino, vestito di una lunga tunica gialla, con una mano benedicente e l’altra che regge un globo, simbolo del potere universale. Due angeli incoronano Maria, mentre sullo sfondo si intravede una chiesa con due campanili. L’opera, realizzata in intonaco e pittura a fresco (200×151 cm), è stata scoperta e liberata dallo scialbo intorno al 1970. Un’iscrizione frammentaria ne indica la datazione al 1554, attribuendo la commissione a un certo Federico, di cognome non leggibile.
Nella navata sinistra si trova l’affresco della “Madonna di Costantinopoli”, accanto a dipinti raffiguranti Sant’Antonio da Padova e la Madonna col Bambino (1662). Il soffitto della navata maggiore è decorato con motivi floreali e formelle raffiguranti santi. Di particolare interesse è un manufatto ligneo del 1660 che custodisce l’icona della Vergine Maria Santissima del Principio, patrona di Lavello, venerata per miracoli attribuiti alla sua intercessione, come la protezione dalla peste del 1656 e l’aiuto durante le calamità agricole.
Un’opera notevole è la “Madonna del Latte” di Francesco Oliva, datata alla prima metà del XIX secolo, dove la Madonna, con una tunica rossa e un manto blu, allatta il Bambino parzialmente coperto da un drappo bianco.
Alle spalle del Santuario si estende il parco archeologico di Forentum, conquistato, alla fine del IV secolo a.C., dai Sanniti e successivamente dai Romani, con resti di un santuario dauno-romano (III-I secolo a.C.), altari e cisterne. Le necropoli documentano una società strutturata con la presenza di gruppi gentilizi, che entrano in contatto con le comunità sannitiche dell’Appennino centrale.









