Chiesa di Sant'Antonio da Padova e Convento di Santa Maria Maddalena

La Chiesa di Sant’Antonio da Padova e il Convento di Santa Maria Maddalena costituiscono un complesso architettonico di grande rilevanza storica e culturale, situato immediatamente fuori le mura di Acerenza. L’attuale configurazione risale alla seconda metà del XVI secolo, quando furono edificati su una struttura medievale preesistente dedicata a Santa Maria Maddalena, in un contesto di rinnovamento architettonico post-riforma con influenze delle tipologie d’oltralpe e l’armonizzazione degli spazi liturgici con le nuove esigenze religiose.

La chiesa si distingue per una facciata sobria, armonizzata con il prospetto del convento. L’interno, composto da un’unica navata coperta da una volta a botte lunettata sostenuta da lesene, presenta un presbiterio sopraelevato di tre gradini, separato dall’aula da un ampio arco trionfale. L’altare maggiore marmoreo del 1871 è arricchito da decorazioni barocche, mentre l’abside è dominata da una statua lignea del Crocifisso, pregevole opera napoletana del XVIII secolo. Sulla sinistra dell’ingresso si trova una cappella laterale con volta a vela, e dietro il presbiterio la sacrestia è coperta da una volta a botte lunettata. Una particolarità è il succorpo sotto la sacrestia, che testimonia le stratificazioni storiche dell’edificio.

Il convento, a pianta quadrangolare, ingloba la chiesa sul lato Nord e presenta un chiostro centrale, con il porticato dalle volte sostenute da pilastri quadrati. Al piano terra si trovano i locali comunitari, mentre il primo piano ospita gli alloggi. La facciata, semplice e funzionale, ha un portale ad arco che conduce al chiostro e a una scala per l’accesso al livello superiore. All’interno è ospitato il Museo dei legni intagliati della famiglia Di Trani, che conserva una collezione unica di opere in legno, testimonianza dell’abilità artigianale locale.

Nel corso dei secoli, il complesso ha subito numerosi interventi di restauro e ampliamento. Nel 1963 la chiesa fu elevata a parrocchia dall’arcivescovo Monsignor Corrado Ursi. Dopo il terremoto del 1980, tra il 1982 e il 1988, furono eseguiti lavori di restauro per consolidare la struttura e aggiungere un nuovo altare ligneo e un ambone nel presbiterio, preservando l’integrità e la bellezza di questo complesso storico.