chiesa di San mauro Martire

La Chiesa di San Mauro Martire, ex cattedrale, è un importante esempio di edificio religioso che riflette la storia sociale, culturale e architettonica del territorio. Costruita tra l’XI e il XII secolo, durante la conquista normanna del Vulture, fu inizialmente dedicata alla Beata Vergine Assunta e poi intitolata a San Mauro Martire, protettore di Lavello. Situata tra il borgo del Pescarcello e il quartiere normanno-svevo, testimonia il ruolo centrale di Lavello nella geografia religiosa e politica dell’epoca. Sede episcopale per secoli, con oltre sessantacinque vescovi, fu soppressa nel 1799 e aggregata alla diocesi di Venosa. La struttura originaria, in stile romanico, aveva una pianta a tre navate con cappelle laterali e un’abside semicircolare. Nei secoli, l’edificio subì rilevanti trasformazioni a causa di eventi sismici e delle esigenze liturgiche post-tridentine.

Nel XVI e XVII secolo furono ristrutturate le navate, aggiunte quattro cappelle laterali e attuato un rinnovamento generale dopo i danni di un terremoto. Il presbiterio, originariamente in legno, fu sostituito nel 1703 con una struttura in marmo, mentre tra il 1714 e il 1724 l’abside fu ricostruita per migliorarne luminosità e funzionalità. I terremoti del 1851 e del 1930 causarono ulteriori crolli, trasformando profondamente la chiesa. Dopo il terremoto del 1851, la ricostruzione trasformò profondamente la chiesa: le cappelle laterali furono decorate con stucchi imitanti colonne corinzie, e significative modifiche interessarono la navata centrale e la volta. Nonostante molte opere siano andate perdute, la chiesa conserva testimonianze artistiche di pregio, come la Madonna delle Rose (1613), dono dei Caracciolo, la Madonna del Principio (1847) di Oliva di Napoli, e il quadro di Santo Stefano, ornato dallo stemma dei marchesi Del Tufo.

Nel XX secolo, ulteriori interventi riguardarono la struttura e l’arredo sacro. Negli anni ’60, in seguito alla riforma liturgica, furono rimossi il presbiterio di marmo e il coro ligneo seicentesco, sostituiti da arredi che combinano elementi classici e simbolici. L’altare “a mensa” e l’ambone, realizzati tra il 1980 e il 1990, si distinguono per l’uso di marmo rosso di Francia e pietra bianca, decorati con motivi vegetali e architettonici.